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Il conflitto femoro acetabolare: terapia e riabilitazione

Il conflitto femoroacetabolare (FAI) è una condizione clinica caratterizzata da un’anomalia ossea congenita o acquisita. Nonostante si tratti di una condizione clinica strutturata, il paziente può comunque beneficiare di un trattamento conservativo, anzi, quest’ultimo è di norma il primo intervento proposto per la gestione dei pazienti con FAI. Il trattamento avrà almeno una durata di 6-8 settimane al fine di valutare insieme al paziente i risultati ottenuti e il raggiungimento dei seguenti obiettivi: riduzione del dolore e ripristino del livello di attività lavorativa  e/o sportiva, soddisfacente in relazione alle richieste e alle necessità del paziente.

La proposta terapeutica include un approccio multidimensionale, che ha inizio da un’accurata valutazione delle caratteristiche del paziente (intensità del dolore, posture e movimenti che esacerbano i sintomi, grado di mobilità e livello di forza dell’articolazione) considerando anche la specifica fase in cui il paziente si trova: in fase acuta infatti, si predilige un lavoro volto alla riduzione del dolore, nella fase successiva, il ripristino dei movimenti e il recupero della forza.

Ecco qui schematizzate le proposte terapeutiche, che, al netto delle più recenti evidenze scientifiche, proponiamo ai nostri pazienti:

  • Educazione
    Inizialmente, è importante non solo spiegare e chiarire al paziente le caratteristiche della patologia, ma individuare insieme a lui le attività più provocative al fine di modificare comportamenti scorretti, limitare posture e movimenti che aggravano i sintomi e, non in ultimo, proporre correzioni ergonomiche del posto di lavoro e dell’ambiente domestico. Ciò permette di ridurre il dolore e l’infiammazione, per questo è importante condividere queste informazioni con il paziente fin dalla fase acuta.

  • Terapia manuale e fisica
    In fase acuta oltre all’eventuale supporto farmacologico consigliato dal medico, può essere efficace contro il dolore e l’infiammazione, l’applicazione locale di Ultrasuoni, Laserterapia, Diatermia e Magnetoterapia.
    Si integra il tutto con tecniche di terapia manuale per i tessuti molli e articolari. Qui di seguito ne sono elencate alcune: trattamento Trigger Point, manipolazione della fascia, trazioni e mobilizzazioni articolari. Queste tecniche permettono di ridurre lo stato di spasmo e contrattura muscolare da una parte, recuperare l’articolarità dall’altra. Tutto ciò influisce positivamente sulla percezione del dolore.

  • Esercizio terapeutico
    Ultimo ma fondamentale tassello del trattamento conservativo è l’esercizio. Gli obiettivi sono molteplici: correggere disallineamenti posturali (catene muscolari rigide) e riequilibrare le forze potenziando la muscolatura deficitaria.
    Nelle prime sedute il fisioterapista seleziona gli esercizi in base alle caratteristiche del paziente e ai suoi obiettivi personali. Gli esercizi vengono lasciati in consegna al paziente che li può effettuare liberamente in casa o in palestra. Insieme ad esercizi specifici di stretching, rinforzo (muscoli di tronco, bacino e anca), equilibrio e automobilizzazione, sono indicate anche attività aerobiche come il cammino e il nuoto.
    Nel caso in cui il paziente sia un atleta sarà necessario concludere il percorso con esercizi sport specifici per il ritorno sul campo.
    All’interno dei trattamenti conservativi si annoverano anche le infiltrazioni con iniezione intra-articolare di lidocaina e cortisone. Queste procedure sono operate dal medico specialista e solitamente consigliate ai pazienti che non traggono dal trattamento conservativo risultati soddisfacenti.
    È necessaria una rivalutazione globale dopo 2/3 mesi di riabilitazione: soprattutto nei pazienti giovani e sportivi, il mancato raggiungimento degli obiettivi terapeutici apre la possibilità di considerare un approccio chirurgico.

Il trattamento è sempre personalizzato e costruito su misura per il paziente, in base alle sue caratteristiche fisiche, alle sue aspettative e obiettivi, integrando gli ingredienti in una ricetta che sarà sempre diversa. Il fisioterapista costruisce insieme al paziente il progetto terapeutico e valuta, monitora nel tempo i sintomi, i progressi e l’efficacia del trattamento proposto.

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Nepple JJ; Byrd JW, Siebenrock KA, Prather H, Clohisy JC. Overview of treatment options, clinical results, and controversies in the management of femoroacetabular impingement. J Am Acad Orthop Surg. 2013;21 Suppl 1:S53-8 32.
  • Tranovich MJ, Salzler MJ, Enseki KR, Wright VJ. A Review of Femoroacetabular Impingement and Hip Arthroscopy in the Athlete. Phys Sportsmed. 2014 Feb;42(1):75- 87
  • Hunt D, Prather H, Harris Hayes M, Clohisy JC. Clinical outcomes analysis of conservative and surgical treatment of patients with clinical indications of prearthritic, intra-articular hip disorders. PM R. 2012 Jul;4(7):479-87.

L’autore

Elena Gigli
Fisioterapista presso il Centro Riabilitativo Fisioemme

  • Laureata in Fisioterapia nel 2013 Presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

  • Corso di perfezionamento: Kinesio Taping “Therapeutic Method” (KT1-KT2)

  • 2015 Corso di perfezionamento: M.E.T. (medical exrcise therapy)

  • 2016-2017 Corso di perfezionamento: SMARTERrehab

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